Come spieghereste il modo in cui vengono selezionati i materiali nelle vostre opere?

Bruno Vaerini

 

Negozio di Eugenio Lussana, Scanzorosciate, 1989

«Oggi vediamo architettura monocromatiche, asfittiche, senza ombre, dimentiche degli insegnamenti dei grandi maestri del passato. Non bisogna usare i materiali come addobbi, non possiamo sceglierli soltanto per il loro aspetto, dobbiamo conoscerli, possederli, apprezzarne la forza e la loro epidermica espressività. Sapersi appropriare dei materiali è fondamentale nel lavoro di un architetto. I materiali possiedono un'essenza scultorea, fanno si che un oggetto creato dall'uomo possa diventare un tessuto modellato dal vento. Penso alla ricchezza e alla forza di un marcapiano, che scandisce pause e ritmi in una facciata, come in uno spartito di musica. Penso alla potenza espressiva degli spessori, dei solchi, delle rientranze, delle sinuosità, degli spigoli, degli angoli vivi. L'architettura è arte, è scultura, è pittura, è poesia, è arte cinetica. Amplia la nostra comprensione della forma attraverso la poetica del movimento. È come se la materia, sottoposta ad una forza centrifuga, si possa fondere, modellare, plasmare e poi, ricompattandosi, diventare un nuovo corpo, che alla luce si smaterializza e diventa vivo. Questa sfida continua a stimolarmi e a portarmi in uno stato di totale coinvolgimento. Penso alla scultura di Michelangelo, dove il marmo diventa carne, dove le vene pulsano e il corpo virile trasuda la perfezione della scultura ellenica. La fredda pietra si trasforma, diventa leggerissima, diafana, ed esprime tutta la plasticità del movimento nella sua divina bellezza».

Pietro Gellona

 

Carrara, marmista

«Cerco, quando possibile, di reperire i materiali a livello locale o nella zona climatica di appartenenza. Trovo immorale ed

anacronistico usare materiali esotici, sia nell'architettura che nel paesaggio. Si tratta di un vincolo auto-imposto che aiuta

a scegliere nel grande mare delle offerte del mercato. Paradossalmente è più difficile trovare materiali sia inerti che vivi

sul proprio territorio sia in termini di effettiva reperibilità che di prezzo. Alla base delle scelte ci sono vari fattori che

vanno dalle performance tecniche agli aspetti più tattili e emozionali».

SET Architects

 

Arduino Cantafora, Finestra II, 2016

«Ci sono due diversi momenti legati alla scelta dei materiali. La parte del progetto più libera, quella che ti permette di sognare e cercare l’atmosfera immaginata, quella meno legata ai costi e ai dettami delle regole costruttive. Un materiale può essere la guida di un intero progetto, il punto di forza dal quale senti che non puoi distaccarti perché parte indispensabile per il raggiungimento di un’idea. Si ragiona su come una determinata materia possa reagire ai luoghi in cui si inserisce e il rapporto che innesca con la luce e lo spazio. L’altro momento è quello legato alla costruzione che è sempre un’opportunità di ricerca e di studio della materia, della loro caratteristica e di come poterla applicare in maniera innovativa. Qui parte un processo forse più coraggioso, quello di portare un materiale alla sua essenza più assoluta. L’intento del nostro studio è quello di offrire un servizio per un’architettura unica e meno commerciale, il che ci permette di sperimentare molto.

Crediamo che è nel giusto equilibrio tra immaginazione e consapevolezza costruttiva che un materiale possa esprimere il suo massimo valore».

Baserga Mozzetti

 

Capanna Cristallina

«Il progetto seleziona i materiali».

Atelier Remoto

 

Oaxaca, 2017

«Durante la primavera scorsa, insieme a un’associazione culturale di Bergamo abbiamo provato a riflettere sul tema della costruzione partecipata di strutture o dispositivi che permettessero lo svolgersi di attività performative nell’area del Parco fluviale del Serio. Siamo partite dall’acqua, elemento determinante per la Valle Seriana, una delle più produttive d’Italia.

L’energia del fiume serviva alle decine di filande, alle miniere e alle centrali elettriche su in valle. Da secoli, grazie all’acqua, la comunità ha tessuto relazioni di scambio e culturali con il territorio circostante. Ora il Serio, prima di buttarsi nell’Oglio, scorre lento attraverso una gigantesca oasi naturale che parte a ridosso delle prealpi e termina nella bassa. Sopra vi volano ogni giorno centinaia di aerei di Orio al Serio e due volte l’anno vi transitano greggi di pecore verso o dalle cime. 

Un grande tavolo intrecciato di vimini, la cui struttura richiama le gerle di chi vive verso le sorgenti del Serio; grandi amache dove dondolarsi e riposarsi, fatte con tessuti di scarto recuperati dalle filande, raccontano la storia del fondo valle. L’intenzione era raccogliere ciò che il fiume trascina e trasporta, trasformandolo in scultura mobile al vento e alla corrente, frammenti, materiali vari, ricuciti e riassemblati ma riconoscibili, come parte di un antico scorrere. 

L’intreccio, dunque, di tessuti, fibre vegetali, storie, oggetti, è stato scelto come materiale multiforme. 

Abbiamo molto rispetto per la storia dei materiali, in particolare per la loro geografia e i percorsi dei manufatti, così come degli umani che li accompagnano. Esemplificativo è anche la scelta del materiale per un padiglione temporaneo a Città del Messico, a seguito del terremoto del 2017: proponiamo l’utilizzo di quello che già c’è, cocci, mattoni rotti, detriti, trasformati, ricomposti, rimodulati, ripensati. Muri nuovi di muri distrutti».

radonji.ch

 

ME, Cetinje, 2018

«Dipende dal luogo e dai clienti. Cerco di spostare i limiti di ciò che ci si aspetta e che è considerato normale. Pertanto il processo progettuale innesca ciascuna delle parti: il cliente nel riconoscere le proprie affinità, l’architetto nella comprensione delle persone».