Quale linea di pensiero nutre la filosofia del vostro studio e l’immaginario dei vostri progetti?

Bruno Vaerini

 

Casa P, Longuelo

«Al di là del semplice fatto biografico, la fusione delle mie ricerche architettoniche e filosofiche trova il suo fondamento nell'evoluzione della storia dell'arte. Le mie esperienze progettuali mi hanno portato a costruire una linea di pensiero, un metodo, un approccio all'intervento spaziale e costruttivo del mio lavoro artigianale: sono i materiali a guidare la costruzione del progetto, ma è il pensiero etico a fare la differenza nell'immaginario creativo. Cerco di tenermi lontano da metodi accademici leziosi, da forme “belle” ma senz'anima né contenuti; cerco di non dare risposte scontate o autoreferenziali, non sono un architetto di maniera. L'esperienza mi ha portato a riconoscere le potenzialità dei dettagli costruttivi, cerco quindi di utilizzare al meglio quelli che già conosco, padroneggio, quelli che mi appartengono, senza mai rinunciare a sperimentarne di nuovi».

Pietro Gellona

 

Torre Guinigi, Lucca

«Alla base della mia pratica c'è il tentativo di una riconciliazione fra l'architettura e la natura. L'architettura non è solo un rifugio per l'uomo ma si inserisce sempre in contesto, già habitat di altre specie e con una propria storia consolidata. Ogni costruzione comporta una distruzione e una ricostruzione. I modi e le dinamiche di queste due fasi sono cruciali e lo scopo finale è ricreare una armonia. Cercare di fondere paesaggio e architettura è quindi, al momento, il centro della mia ricerca. In genere le due discipline sono affidate a più professionisti specializzati ed il rischio può essere di ottenere un risultato finale dissociato. Dopo un master in progettazione e conservazione del giardino e del paesaggio, ho acquisito conoscenze botaniche e progettuali anche in tale ambito. L'architettura inizia a deperire dal giorno in cui è ultimata, mentre il paesaggio naturale matura se si sviluppa, essendo una creatura viva. I siti archeologici spesso presentano questa unione risolta fra architettura e natura. Il sottile confine fra formale e informale, tra selvaggio e controllato, tra innovazione e tradizione mi affascina».

SET Architects

 

Sol Lewitt, The FieldWorker, 1975

«Crediamo in un’architettura essenziale che guarda alle forme archetipe per immaginare scenari futuri.

La semplicità è il tema chiave dell’intero processo creativo, dall’idea astratta alla soluzione progettuale in risposta alla complessità del programma funzionale. Ci interessa la lettura chiara dello spazio e il gioco tra materia, luci e ombre. Ricerchiamo la geometria esatta, il ritmo e lo studio delle proporzioni.

La nostra è un’architettura non generica capace di relazionarsi con il contesto e la cultura locale attraverso l’uso coerente dei materiali, un approccio critico alla sostenibilità ambientale e alle nuove tecnologie. Un’architettura che emerga come fattore culturale nel contesto locale preservando l’unicità dei luoghi. L’attività progettuale è affiancata da una costante ricerca teorica basata sullo studio dello spazio pubblico, delle nuove forme dell’abitare e del rapporto tra ambiente naturale e artificiale».

Baserga Mozzetti

 

Marte

«La linea di pensiero che unisce la prima cellula vivente all’ultima sonda giunta su Marte».

Atelier Remoto

 

Bergamo, 2017

«Remoto [Dal lat. remotus ‘allontanato, lontano’]: Lontano nello spazio e nel tempo; in senso spaziale sottintende un’idea di isolamento o di solitudine; in senso temporale vi si associa un’idea di favoloso e di vago.

Atelier Remoto è attratto da ciò che è errante e fantastico, dalla distanza nello spazio e nel tempo come strumento di ri-avvicinamento e ri-moto.

Intendiamo l’architettura come teatro di memorie, storie personali e collettive, come scenario di possibilità. E’ nello spazio vuoto che tutto ciò che è in potenza, una trama di interazioni, desideri, incontri, solitudini, scambi, silenzi, rituali, trova il contesto per eventualmente succedere. 

Rifuggiamo il progetto definitivo, crediamo nel valore della potenzialità».

radonji.ch

 

Hans Baumgartner, Student Housing, Clausiusstrasse , 1936

«Credo che una buona architettura non possa prescindere dalle esperienze sensoriali che riguardano persone e cose che ho conosciuto e che si sono depositate nella mia memoria. Sono convinto inoltre che il pensiero creativo, per essere più chiaro e conciso, abbia bisogno di relazioni e interferenze con altre arti visuali, con il cinema, oppure con la letteratura, la filosofia».