Come rientrano discipline estranee all'architettura nella fase del progetto?


Bruno Vaerini

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Gabriele Basilico, Persepolis, Iran, 1970

«La scultura è essenziale come ricerca plastica, permette di investigare sulla conoscenza dei materiali, sulla loro funzione costruttiva, sull'installazione degli oggetti nello spazio. Solo dopo aver colto la natura dell'opera è possibile plasmarla e trasformarla.

Anche la pittura offre preziose lezioni. L'uso del colore, la sua matericità ed intensità. La composizione dello spazio, la prospettiva, la luce. L'animo tormentato dell'artista o la bellezza eterea, la storia della pittura è piena risposte fondamentali per un architetto.

La fotografia è stato per me un altro incontro speciale, soprattutto grazie all'amico Gabriele Basilico. È stata per me l'occasione di poter conoscere un nuovo tipo di sguardo, che, isolando in un unico scatto una porzione di spazio, riesce ad esaltare i dettagli compositivi, la tridimensionalità, la profondità, la luce e l'ombra, l'anima di un'opera.

Anche il cinema offre altre risposte fondamentali per il progetto. Entra in gioco il movimento, il percorso, il tempo.

Ogni disciplina potenzialmente può arricchire la costruzione di un progetto architettonico. Ognuno di noi deve trovare le sue risposte».

Pietro Gellona

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«Definire la botanica e lo studio del paesaggio discipline esterne all'architettura è probabilmente corretto. Tale aspetto legato allo studio e alla conoscenza della natura è fondamentale nella mia pratica. A seconda delle

facoltà in cui si studia e del proprio percorso di approfondimento lavorativo si viene a contatto con mondi diversi e, in

alcuni casi, con il concetto di architettura come arte. In tale contesto tutte le altre arti possono considerarsi “sorelle”. Così fotografia, scultura, pittura, cinema, teatro, archeologia, letteratura, poesia...possono essere di ispirazione in fase progettuale. Oggigiorno sono sempre più pressanti le influenze di altre discipline più tecniche come l'ingegneria, l'economia e la giurisprudenza che, anche inconsapevolmente, riducono significativamente la libertà progettuale».

SET Architects

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Giorgio Morandi, Natura morta, 1941

«La necessità di fare ricerca ci porta spontaneamente a catalogare una serie di riferimenti che provengono da molte discipline esterne all’architettura. In particolar modo ogni espressione artistica è fonte di riflessione che attraverso un processo di rilettura genera lo spunto per una nuova applicazione. Molto spesso un dipinto ci suggerisce un’atmosfera, l’osservazione con occhi contemporanei di un’illustrazione storica ci porta a ragionare sui possibili scenari futuri delle città, oppure la visione di un film ci trasporta in luoghi inimmaginati. Tutto ciò che ci circonda entra a fare parte di un processo di rilettura critica. Non c’è un preciso momento in cui una  disciplina esterna entra in gioco nel progetto, proprio perché i riferimenti arrivano da ogni direzione. Può avvenire nel momento di individuazione di un concept come nella definizione di un dettaglio. Nel caso del progetto del Memoriale della Shoah di Bologna, l’idea di rivisitare in chiave astratta le geometrie dei dormitori dei campi di concentramento è arrivata dalla letteratura e nello specifico dal libro di Primo Levi “Se questo è un uomo”. Ma poi c’è un processo ancora più interessante che avviene a posteriori. Ci è capitato di trovarci a confronto con una rilettura dell’opera da parte del fotografo e guardarla con occhi con la quale non l’avevamo mai osservata. In questo caso la fotografia ha influenzato il nostro pensiero anche a progetto apparentemente concluso».

Baserga Mozzetti

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Alberto Giacometti, Palazzo alle 4 del mattino, 1932-33

«Non crediamo esistano discipline esterne all'architettura».

Atelier Remoto

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Milano, 2019

«Grazie a esperienze personali o all’ambiente familiare e affettivo, la danza e la musica, con le loro infinite declinazioni sono le discipline che più accompagnano la nostra ricerca progettuale. Ci interessa approfondire il ruolo del corpo e della gestualità nel processo della progettazione architettonica, osservarne le coreografie spontanee e capire se possano essere usate per una sorta di disegno urbano o volumetrico.

Abbiamo recentemente collaborato con una ballerina e un musicista per alcuni progetti sullo spazio pubblico, ricercando su come, alterando il movimento e i flussi in una piazza, si possano riscoprire nuove geometrie, impreviste relazioni umane e sinergie durature. La topografia, i luoghi dove siamo cresciuti, i materiali che incontriamo giornalmente, scolpiscono il nostro immaginario spaziale e condizionano il nostro corpo, il nostro muoverci. 

Il realismo magico latinoamericano, come sorgente infinita di fantasie, parole, storie, scenari dissacranti, atmosfere sensuali e mescolanze improbabili accompagna ogni fase iniziale della progettazione. Spesso la narrazione orale del progetto guida i primi segni su carta».

«In fondo allo specchio percepiremo una linea molto tenue, e il colore di quella linea non somiglierà a nessun altro. Poi, piano piano, si sveglieranno le restanti forme».

Jorge Luis Borges, Il libro degli esseri immaginari, 1957

Marko Radonjić
 

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Krik

«Dipende dalla scala e dalla tipologia. Recentemente, durante il concepimento di un'opera, ho sentito una forte connessione con la scenografia o la scultura. Trovo che i progetti a piccola scala siano maggiormente connessi a queste due discipline. Il design degli interni è molto più simile all’allestimento di una scenografia: la scelta dell’atmosfera, dei materiali, il carattere dell’arredo, le piante. La scultura aiuta durante nel plasmare forme che non siano solamente meri oggetti fisici. Infatti, si relaziona immediatamente con la sensazione spaziale che si vuole suscitare nell’osservatore».

José Martins

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Artefact, 2020

 

«Succede spesso, fortunatamente, che discipline esterne all’architettura partecipino alla genesi del progetto. Di solito cogliamo riferimenti dal mondo dell’arte che poi si manifestano in forme e influenze diverse all’interno del progetto e ne potenziano e mutano la narrativa portandoci in luoghi inaspettati».

Iván Bravo
 

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micro-invernaderos / 2017 / opera collettiva realizzata con gli studenti di architettura


 

«Penso che la creatività si manifesti sotto distinte spoglie e la si possa trovare pressoché ovunque.

Il mio lavoro è un costante oscillare tra il mondo dell’arte, del disegno e dell’architettura, tutti universi in grado di offrire un ampio ventaglio di stimoli formali e concettuali.

Non riconosco quindi alcun limite rispetto ‘quante’ o ‘quali’ discipline possano partecipare alla creazione di un progetto: ogni proposta viene sviluppata seguendo un metodo rigoroso, dove tutte le suggestioni vengono raccolte minuziosamente, al fine di mantenere il pieno controllo sulle distinte fasi della progettazione».

Howland Evans
 

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Carl Andre, 07515 Karlsplatz


 

«Abbiamo molti interessi che spaziano attraversano la disciplina dell’arte, passando per la cinematografia, la storia, la letteratura. La parola “immaginazione” è la chiave del nostro lavoro e rappresenta il nucleo di ciò che facciamo. Come architetti immaginiamo qualcosa che sarà, proprio come fanno artisti, scrittori e poeti. Siamo incuriositi dal processo dove qualcosa che non esiste o non è visibile, viene portato alla luce attraverso un atto generativo. In questo momento siamo molto interessati alla celebrazione dell’ordinario e all’utilizzo di materiali non canonici nell’opera di diversi scultori moderni, aspetti che hanno influenzato diversi dei nostri recenti progetti».

Whale!
 

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John Cage, Haiku


 

«Intuiamo la presenza di una essenza comune nascosta nella specificità di ogni attività umana.

Una radice sfuggevole, sottile, che invita le distinte discipline ad intraprendere un viaggio cieco alla sua conquista.

In questo affannoso sgomitare per scorgere ‘‘l’infinito oltre la siepe’’ la contaminazione è costante, nella patetica e meravigliosa convinzione di riuscire finalmente ad accarezzare l’orizzonte».