Vrin

Andrea Milesi

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La strada si snoda sul versante e si scalda di tutto il sole del pomeriggio. Segue sinuosa la forma della montagna fendendo precisa pascoli perfetti e infilando piccoli villaggi come perle di una collana. Sulla faccia di una piccola chiesa un San Cristoforo accompagna il Piccolo. Entrambi hanno fattezze insolite, enfatizzate. Dotato di arti infiniti il primo, estremamente compatto e morbido il secondo. Si portano addosso, fieri, fisionomie fiabesche. Il loro umore è sereno, leggero.

 

Dopo diversi, curvosi chilometri si giunge al piccolo paese, disposto a valle rispetto la strada. Le brezze che accarezzano le fronde di pini, abeti e larici vanno a sfiorare anche le punte dei tetti delle case in legno e la cima del campanile della chiesa. Sulle costruzioni piccoli intagli tramandano segni antichi di rose che crescono in tutto l’arco alpino. Da qualsiasi punto del villaggio si riesce a sentire il rumore dell’acqua che sgorga freddissima dalle fontane. Ad esclusione della chiesa in pietra intonacata di bianco, tutti gli edifici sono realizzati in blocchi incastrati di legno di larice, alcuni dei quali portano i segni dei secoli in distorsioni che ne addolciscono il taglio netto e manifestano la vitalità di un materiale naturale, le cui fibre continueranno a tendersi a memoria degli elementi subiti nella vita precedente. Le maestranze hanno sfruttato i materiali presenti nelle vicinanze, dando forma ad un paesaggio che è manifesto di uno specifico saper fare tradottosi in bellezza spontanea, naturale.

 

Sfogliando con attenzione queste architetture di nodi d’angolo e sapienti incastri se ne notano alcune che, con astutissime e ponderate mosse, intraprendono una ricerca nuova, una dolce evoluzione. Un leggero giro di vite. I passi in avanti sono cauti e precisi e danno nuova linfa ad una tradizione millenaria senza snaturarla. Sono sussurri leggeri, inviti al futuro. Come nelle più antiche costruzioni la costante è il materiale naturale, scelto con cura ed esposto agli elementi senza alcuno strato protettivo. Non è bandito un sottile strato di ruggine su di una maniglia in ferro, buono e ben accetto è l’ingrigirsi del legno. L’ossido del tempo è contemplato come componente di pratica bellezza. Osservando queste costruzioni è possibile leggere la direzione dei venti che spostano le piogge le cui gocce disegnano percorsi grigi attorno porte e finestre, mentre il colore caldo del legno marca il tepore portato dal giro del sole sui lati protetti. Il piccolo scarto in avanti lo si legge nel gioco d’incastro diverso, che confrontato con quello antico, mostra una raffinatezza mai ostentata, un pensiero divertito, curioso e consapevole.

 

Un edificio tra questi, porta un’ulteriore eccezione, la più evidente. Il legno, seppur segnato dagli elementi risulta per una volta trattato. Sbiancato di caseina. Il che lo accomuna alla chiesa vicina e porta l’occhio a posarvisi con particolare curiosità in cerca del mistero che quella differenza reca con sé.