Una sera al Lorenteggio

Andrea Milesi

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Fuori dal Lorenteggio la giostra gira nervosa, con ventiquattrore di pelle a cui stanno aggrappati uomini d’affari che telefonano da enormi automobili spostando perfino i vecchi tram arancioni. Fanno aperitivi senza fine in cui bevono tanti dei soldi che accumulano per non pensare a tutta la vita che nel frattempo perdono. Dentro al Lorenteggio intanto ci sono le madonnine. Non brillano d’oro ma di suoni latinoamericani. I fiori che si lasciano portare non stanno nei vasi ma si piantano nelle vene di quei bambini di tanti colori abbandonati sullo scivolo del parco giochi con i ferri spigolosi consumati dalla ruggine. Dicono che tanto i giochi non servono più, che alla sera al Lorenteggio non si può uscire perché tutte le lampadine sono bruciate.

 

Prima o poi Inés, ce ne andremo. Adesso però, aiutami a rimanere, a sbarrare le porte e le finestre di queste case in ordine di marcia, che finalmente ti hanno trovato un posto all’ospedale. Quindi chiudi bene che voglio avere ancora, al nostro ritorno, un letto per noi. Non dimenticare mia Inés, che la vita è una cosa meravigliosa, non devi credere a quello che senti raccontare. Le cose miglioreranno e avremo un futuro felice. Magari verso il centro. Sì… magari… Magari in una casa anche solo nei paraggi di un parco. Perché Inés, cosa c’è di meglio che un bel parco con tutte le luci accese in cui poter andare nelle sere d’estate a bere acqua dalle fontane e guardare la città che si addormenta? Ma nel frattempo, mentre fatichiamo, va a parlare alla madonnina, a vedere se ti risponde e se ci aiuta, o magari se piange anche solo qualche lacrima di sale. Inés prega! Prega anche per me che ho dimenticato come si fa. Vedrai, insieme ce la faremo. E guarda! Guarda fuori dalla finestra! La vita è una cosa meravigliosa…

 

La giostra intanto accelera il suo giro, aumenta i watt della musica e delle sue lampadine, ed ecco che ad un tratto, una di quelle ventiquattrore di pelle a cui sta aggrappato un omino elegante tutto cravatta, camicia e giacca, schizza via veloce e si schianta contro la vetrina dell’ultimo bagàtt rimasto, demolendola in un fragore di vetri infranti e scarpe da tennis consumate.