Come rientrano discipline estranee all'architettura nella fase del progetto?

SET Architects

Giorgio Morandi, Natura morta, 1941

«La necessità di fare ricerca ci porta spontaneamente a catalogare una serie di riferimenti che provengono da molte discipline esterne all’architettura. In particolar modo ogni espressione artistica è fonte di riflessione che attraverso un processo di rilettura genera lo spunto per una nuova applicazione. Molto spesso un dipinto ci suggerisce un’atmosfera, l’osservazione con occhi contemporanei di un’illustrazione storica ci porta a ragionare sui possibili scenari futuri delle città, oppure la visione di un film ci trasporta in luoghi inimmaginati. Tutto ciò che ci circonda entra a fare parte di un processo di rilettura critica. Non c’è un preciso momento in cui una  disciplina esterna entra in gioco nel progetto, proprio perché i riferimenti arrivano da ogni direzione. Può avvenire nel momento di individuazione di un concept come nella definizione di un dettaglio. Nel caso del progetto del Memoriale della Shoah di Bologna, l’idea di rivisitare in chiave astratta le geometrie dei dormitori dei campi di concentramento è arrivata dalla letteratura e nello specifico dal libro di Primo Levi “Se questo è un uomo”. Ma poi c’è un processo ancora più interessante che avviene a posteriori. Ci è capitato di trovarci a confronto con una rilettura dell’opera da parte del fotografo e guardarla con occhi con la quale non l’avevamo mai osservata. In questo caso la fotografia ha influenzato il nostro pensiero anche a progetto apparentemente concluso».