San Lorenzo

Andrea Milesi

Marzo 2018

Sulla strada disordinata che sfila tra palazzi novecenteschi si affaccia una casa in rovina, memoria di guerra. Il Verano non è molto distante, e ancora più vicine sono le torri chiare della stazione Termini, impettita costruzione di regime. Varcato il pesante portone in legno, a sinistra della ripida scala, si apre il corridoio lastricato di pietra scura che, passando per la portineria, conduce alla corte interna. Stretta e allungata porta lo sguardo in alto, ad accarezzare i panni stesi che filtrano e colorano la luce del sole, che al soffiare del vento dolce, diviene dinamica e ancor più viva, allegra e popolare. Salendo le scale s’incontrano i ballatoi, scena di un teatro improvvisato e sorprendente. Ragazzini di diversi colori giocano e litigano, urlando. Un’anziana signora con fare da equilibrista innaffia piante di limoni in punta di piedi mentre una giovane ragazza, braccia di formica, sposta scatole che contengono la sua intera vita. Ogni scena è accompagnata da un pubblico, che con un fare tra l’indifferente ed il diffidente, rimane appeso sulle ringhiere come in una galleria di teatro. Questo è spazio denso di vita, piazza scomposta in altezza, immediato centro della vita comunitaria. Luogo di relazioni.

All’ultimo piano, in fondo al ballatoio, si apre la doppia porta della casa. È una stanza con un bagno giallo, piccolissimo. Tanto profonda da affacciarsi nella corte vicina, che punteggiata da finestre, regala squarci nelle vite delle persone che abitano gli appartamenti. Tanto alta da farci stare un letto con i trampoli, pericolosissimo da scendere nel buio. Il pavimento a scacchi gialli e bianchi ricorda il gioco. Tutto al suo interno trova il posto giusto, minimo e necessario, a formare un universo di attenzioni e cure quotidiane, mentre fuori i gabbiani guardiani di antenne e camini, portano sotto le ali l’aria tiepida di Ostia.

Dal piccolo tavolo da pranzo, ora che gli schiamazzi della lite sono terminati, si riesce a sentire il rumore di un pallone che un bambino sta calciando, probabilmente da ore, contro il muro del cortile. A ritmo perfetto, di metronomo. Assorto nella concentrazione tipica del monaco, è alla ricerca del gesto perfetto.