Oneta

Andrea Milesi

Marzo 2020, tarda mattinata

Il cielo è terso, di quelle giornate in cui l’aria è buona per far vedere i dettagli più minuti delle cose. Funziona come una lente.

La strada porta in un antico borgo nascosto a valle, adagiato sul pendio in modo ordinato. Il suo disporsi è ancor più percepibile percorrendo le strette vie, visto che tutto è adattato alle pendenze del terreno. Lo scavo è minimo, pressoché uguale al riporto. Le cose si adagiano alla montagna. La via scende ed i lunghi gradoni scandiscono il passo. Velocemente, senza alcun preavviso, le costruzioni si diradano e la via umida d’ombra si apre al sole, dove il tepore ritrovato invita dolcemente alla sosta. L’occhio corre sul paesaggio verde con la vallata in basso ed in alto, all’orizzonte, le vette del versante opposto.

Alle spalle, le antiche costruzioni, si asciugano al sole e guardano, respirando i venti che salgono dal fondovalle. Tra le varie finestre ritagliate sulle pareti in pietra una, forse per farsi bella di fronte alla vista, indossa un contorno di intonaco fine di calce bianca ornato con un motivo a semicerchi rosso porpora. Una linea di rimmel, manifesto di una ricerca di dignità ulteriore di quella derivante unicamente dalla funzionalità e dall’economicità.