Monte Carasso

Andrea Milesi

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Anche oltre il confine l’aspetto del territorio non cambia. Il paesaggio industriale composto di tetti dalle forme spigolose riempie come un mosaico l’ampia vallata, mentre i piccoli paesi si susseguono infilati dal largo fiume e dalla grande arteria dei trasporti.

 

Ad un occhio attento, una volta immessi nella piccola strada che porta al centro abitato, è subito chiara la differenza con gli altri centri urbani. Il tessuto in gran parte anonimo è infatti punteggiato da forme chiare di derivazione modernista, corpi scultorei che spiccano come conchiglie bianche su una spiaggia di ciottoli. Avvicinandosi si vede chiaramente come questi edifici abbiano un’impronta a terra e un modo di stare tutt’altro che moderni. L’impianto infatti è più simile a quello medievale, di massima vicinanza con l’esistente, strada o edificio che sia, e minimo consumo di suolo. Aggirandosi tra le vie ci si accorge di come non ci siano ostacoli o limiti alla piena fruizione dello spazio. Si notano piuttosto lievi scarti, minime ma significative soglie. Il piano è completamente percorribile e con qualche disattenzione ci si ritrova a passeggiare in giardini privati e sbirciare nelle stanze più intime delle abitazioni. Come cattedrali spiccano poi altri edifici, recanti lo stesso linguaggio, ma dal tono marcatamente monumentale. Liberi, innervano lo spazio pubblico circostante e sono eloquente espressione della vita comunitaria del paese. In mezzo ad essi è ordinatamente disposto il piccolo camposanto. Questi innesti hanno in comune il materiale con cui sono costruiti e le proporzioni che ne regolano il disegno. Cemento armato dalla precisione meccanica, tagliato con misure auree.

 

Intanto, nella valle della Sementina, un piccolo pipistrello aspetta la notte sul portone dell'oratorio della Beata Vergine della Valle. Nasconde miracoli e alluvioni sotto un pavimento di stelle dorate, un cielo blu e una luce colorata da vetri rossi.