Ma che distratto, sei

Flavio Pellegrini

Il Commutatore, Ugo La Pietra, 1970

Così parla l'antitesi di Giovannino Perdigiorno. A Rodari basta una battuta dai toni aspri e supponenti per

trasformare questo casuale interlocutore (di cui non vogliamo conoscere l’identità) in una versione

aggiornata della servetta trace. Solo una cosa cambia dall’aneddoto platonico: il protagonista. Talete, nella

sua distratta camminata, cade accidentalmente nel pozzo perché ha lo sguardo rivolto alle stelle: anzi

nemmeno, ha lo sguardo introspettivo rivolto dentro sé stesso. Un classico del filosofo - flaneur, dimentico

della realtà circostante. Potremmo quasi dire che si meriti di caderci in quel pozzo, così come di essere

deriso dalla ragazzetta un po’ irriverente. Se lo merita perché, forse, è un cortocircuito astrarre dalla realtà

dimenticandosi che la stessa è il punto di partenza, la prima esperienza sensibile. È lì che dovrebbe

cominciare e concludere l'astrazione. Proprio come fa Giovannino! Che è un po’ un’evoluzione di Talete.

Quel barattolo vuoto, che lo incuriosisce così tanto, non è la scusa per decidere di elevarsi con chissà quale

volo pindarico, bensì la ragione profonda per iniziare a porsi delle domande. Domande proprio su quel

barattolo! È davvero vuoto? E cosa c'era prima?

Questa analogia, certo didascalica e un po' scolastica, vorrebbe essere uno spunto di riflessione per capire

se valga la pena essere un po’ meno come Talete e un po’ più come Giovannino: innamorato di ciò che lo

circonda (così tanto da essere folle agli occhi altrui), pieno di dubbi, domande (di cui non sempre trova le

risposte) e curiosità. Giovannino è protagonista di una passeggiata che è un’altalena sempre carica di

tensione, mai scontata e prevedibile, lontanissima dalle ripetitive promenade domenicali.

Dovremmo essere decisamente più interessati, anzi innamorati, del nostro intorno (inteso quasi in senso

strettamente matematico). In ogni punto della realtà in cui siamo calati, viviamo un certo intorno

architettonico (chiuso o aperto) che è l’esito formale di scelte di altri: scelte che poi condizionano le nostre

vite, in maniera decisamente pesante. Per esercitare la buona attitudine – abitudine alla non – passività

intellettuale, accorre in nostro aiuto l’artista Ugo La Pietra: il suo “commutatore” è

uno strumento semplice ma provocatorio, che permette di riscoprire angoli, punti di vista e prospettive che

tipicamente trascuriamo perché distratti, disinteressati, passivi.

Potremmo quindi concludere che questo atteggiamento (critico, ma anche e soprattutto sentimentale!

intendiamoci) diventa non solo un dispositivo esistenziale, contro la passività, ma anche etico e civico: una

vera e propria responsabilità che ognuno dovrebbe sentire nei confronti dell’altro.