Linea spezzata

Luca Montanarella

Liguria

Il ponte che tiene faticosamente insieme le due piccole città sembra sproporzionato, troppo ingombrante per superare un timido torrente secco. Dalparapetto la vista si apre larga e piatta verso il mar Ligure. Lasciandosi guidare dalle due linee lisce della pavimentazione, ereditate della vecchia ferrovia, si raggiunge il lungomare che accompagna l’Aurelia; la passeggiata alterna mosaici che disegnano grandi fasce bianche e celesti a figure più complesse e colorate. Alte palme e cabine di legno scandiscono il tragitto verso i Bagni Colombo. L’edificio cilindrico appare immenso e segna la frontiera verso un paesaggio improvvisamente più equilibrato e domestico dove gli stabilimenti balneari si succedono con maggiore densità. Sulla destra molte siepi, sulla sinistra stabilimenti balneari ed altre cabine. Tre sculture di Lucio Fontana dalla geometria incerta e simili a grandi noci metalliche chiacchierano vicino alle scale del sottopassaggio che permette di raggiungere incolumi la piazza. Qui un grande albero, abbracciato alla base da una panchina che ne costruisce il perimetro, amministra lo spazio dove si affacciano il bar, il Comune, il ristorante e l’edicola che vende i Super Tele. Un vicolo si inerpica fino alla terrazza della chiesa barocca la cui facciata rosa si posa su un tappeto di pietre minute bianche e nere, alternate in un disegno surreale a ellissi concentriche che trasforma il sagrato in una scenografia teatrale. Una stretta discesa si incunea tra le alte case gialle dalle persiane verdi – talvolta solo dipinte – che ospitano a piano terra panettieri colmi di focaccia e, qualche volta, di farinata di ceci. L’elegante Hotel Astoria, chiuso da anni ed ormai in stato di abbandono, raggiunge il marciapiede con l’eco del suo giardino, introducendo la nuova salita che si dice conduca al lontano ospedale. Dopo pochi metri si raggiunge la casa ed il suo lungo ma poco profondo balcone con le mattonelle verdi del secondo piano. L’onnipresente sedia di legno riposa in attesa delle prime ore del pomeriggio per riabbracciare l’assordante canto delle cicale che abitano il giardino della villa di fronte.