La responsabilità dello spazio

Luca Montanarella

Puerto Natales

Benvenuti nella società dell’omologazione. La società dell’omologazione rappresenta il contesto culturale che domina ogni aspetto della nostra vita professionale, dove l’orizzonte più ambito coincide con la conquista dell’oggettività, un concetto troppo spesso confuso con quello di misurabilità. Un fraintendimento figlio della necessità di somministrare risposte rapide ed universalmente condivisibili in pasto al mandante ma che difficilmente sarà in grado di restituirci la complessità più profonda dell’oggetto in discussione. In questa visione deformata della società è infatti preferibile che siano i numeri e le statistiche a prendere le decisioni al posto nostro, assicurandoci così di aver assolto correttamente il ruolo di, meri, esecutori. In architettura, questo insieme di numeri e statistiche si incarnano nella tecnologia, intesa come la massima espressione scientifica raggiungibile e capace di influenzare il benessere della collettività. Stiamo chiaramente introducendo una nozione di benessere solo parziale, la quale se non contestualizzata può indurre a credere che la felice progettazione di un ambiente dipenda esclusivamente dall’ottimizzazione di parametri quali decibel, centimetri o gradi Celsius, dimenticandoci di qualsiasi altro valore non determinabile, come la percezione formale della geometria e dello spazio. Vivere in un appartamento che registra il miglior comportamento energetico grazie al corretto dimensionamento delle sue superfici contenute ed i suoi soffitti bassi sarà più o meno gradevole che abitare una casa di ringhiera dalla dispersione termica sicuramente maggiore ma con le sue alte volte ed il ballatoio comune che si affaccia sulla corte? Che qualità stiamo privilegiando ed a quali organi di senso ci stiamo riferendo per definire il livello di comfort auspicabile? In altre parole, in che momento il ‘’gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi sotto la luce’’ si è limitato unicamente ad essere un gioco rigoroso? Il prevalere del sistema economico su quello politico ha probabilmente indotto quest’ultimo a forgiare una società fondata sulla misurabilità di ogni azione o prodotto, allontanandola da ogni valore non quantificabile al fine di barattare un pensiero critico ed indipendente in favore di un pensiero conformato, prevedibile e, pertanto, più controllabile. Nella società dell’omologazione l’architetto sarà chiamato a rivendicare la propria autorità sull’autonomia della forma e del volume –tornando ad assumersi una responsabilità implicita nella disciplina fin dai trattati di Vitruvio e dell’Alberti– evitando di cercare costantemente rifugio nella soluzione tecnologica. Soluzione che non potrà mai essere demonizzata né ignorata nel processo di disegno ma che dovrà tornare ad essere concepita come strumento al servizio della costruzione dello spazio, scongiurando la possibilità che questo ne rimanga schiavo.