L'angelo laico

Luca Montanarella

Torre Bauer

All’improvviso, il cielo color cenere. 
La luna comincia a tinteggiare la vallata con una polvere inesistente, proponendo un crepuscolo alieno in un orario del giorno inappropriato. Un’enorme sfera nera galleggia nell’aria minacciando i tetti del paese, facendosi beffa della la forza di gravità come un fantoccio di stoffa sospeso da fili d’argento.
Prima, il giorno: limpido. 

L’ossigeno dell’alba è freddo ma porta con sé la certezza di un pomeriggio terso. La cittadina di Vicuña ci accoglie sonnolenta e solo la panetteria si presta come rifugio nel vagare tra i muri di terra del contesto. La vicina piazza raccoglie gli edifici più rappresentativi: la chiesa ed il municipio. La Iglesia de la Inmaculada Concepción, dal color porpora, cerca di schermarsi dalla luce nascondendosi dietro agli alberi, proteggendo al suo interno le delicate colonne lignee che sostengono la volta a botte. La Municipalidad, dal color porpora, domina l’incrocio con una torre piuttosto sgraziata diventando, suo malgrado, la protagonista indiscussa nell’omogenea altezza dei fabbricati limitrofi. Fin dalle prime ore del pomeriggio, centinaia di uomini e donne cominciano, nel cuore della ricca geografia del Valle del Elqui, un rituale da esploratori alla conquista di un colle o montagna che li possa avvicinare di qualche centimetro al cielo, illudendoli così di poterlo accarezzare. Mentre il vento si fa traghettatore di sabbia indispettendo la liscia superficie del Rio Turbio, l’imponente Cerro de la Virgen organizza l’orizzonte intorno ad un anfiteatro naturale, segnalandoci al contempo la posizione dell’osservatorio astronomico di La Silla, poche centinaia di chilometri più a Nord.

Finalmente, l’angelo: spietato.

Quanto è difficile abbandonare la prospettiva, costruzione di un mondo fantasma, e (ri)dimensionare oggetti e spirito. Quanto è difficile essere coscienti di aspettare l’innominabile, solo apparentemente familiare. Per la prima volta l’infinito diventa misurabile: due minuti e trentasei secondi, il tempo della bellezza più profonda, feroce, che inibisce i sensi; ‘‘l’inizio del tremendo, che sopportiamo appena, | e il bello lo ammiriamo così perché incurante | disdegna di distruggerci.’’*

L’eco del suo silenzio risuona nelle ossa di un intero popolo in processione verso Santiago, raggiunta dopo quindici ore di pellegrinaggio automobilistico alla prima luce del 3 luglio 2019.


*Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi. Frammento della Prima Elegia, traduzione a cura di Jutta Leskien.