Intervallo invernale

Luca Montanarella

Castelvecchio

«Non dobbiamo far aspettare questa brava gente. Signore e signori. Ecco davanti a voi, in procinto di scomparire, il rappresentante di una categoria che va anch’essa scomparendo. Noi, piccoli artigiani borghesi, noi che lealmente affrontiamo, col piede di porco alla mano, le casse di nichel delle bottegucce, noi veniamo ingoiati dai grandi imprenditori, dietro i quali stanno le banche. Che cos’è un grimaldello di fronte a un titolo azionario? Che cos’è l’effrazione di una banca di fronte alla fondazione di una banca? Che cos’è l’omicidio di un uomo di fronte alla sua assunzione? Miei concittadini, io mi accommiato da voi. Vi ringrazio di essere venuti. Alcuni tra voi mi sono stati molto vicini. Che Jenny mi abbia tradito, è cosa che mi stupisce assai. Prova evidente che il mondo rimane uguale a sé stesso. Il concorso di alcune circostanze sfortunate ha fatto si ch’io soccombessi. Bene, soccomberò.

Fratelli umani che in vita restate,

non lasciate indurire i vostri cuori.

Non masticate un riso scimunito

quando saremo issati alla forca.

Non infierite, anche se siam caduti

non usate dei giudici l’asprezza.

Gente non siamo di spiriti miti!

Rinunciate alla vostra leggerezza.

Che il nostro esempio possa ammaestrarvi,

ma voi chiedete a Dio pietà per me.

 

La pioggia ci ha lavati e rilavati

qui nelle carni che abbiamo ingrassato,

e gli occhi troppo aperti e ancor più avidi

i corvi ce li strappano dal capo.

Troppo in superbia noi siamo saliti

e la superbia quassù ci ha innalzati,

dove gli uccelli ingordi ora ci beccano

come palle di sterco sulla strada.

Che il nostro caso vi serva di monito!

Ma voi chiedete a Dio pietà per me.

Alla ragazza che scopre il petto

per attirare i merli in caldo,

al ganzo che le strizza l’occhio

sperando di spillarle i soldi,

alle puttane, ai protettori,

ai tagliaborse, ai randagi, ai furfanti,

alla canaglia dei bassifondi

chiedo perdono a tutti quanti.

 

Ma non lo chiedo a quei cani fottuti

di sbirri che m’han nutrito a rifiuti

sera e mattina, e tanto

m’hanno fatto penare.

Potrei insultarli come meritano,

ma quest’oggi mi sento buono,

non voglio cercarmi più triboli

e anche a loro chiedo perdono.

 

Niente rancori, ad ogni modo:

chiedo perdono a tutti quanti.»

Bertolt Brecht, L’opera da tre soldi (atto III, scena III), Einaudi, 1956