Il lascito di un istante

Luca Montanarella

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L’ambiguità che avvolge il concetto di arte deriva fondamentalmente dalla sua incomprensione. Spesso se ne disegnano contorni incerti che hanno contribuito a partorire due mostri agli antipodi: da una parte coloro che la negano a tal punto da escluderla dal proprio mondo per dichiarata incompetenza e dall’altra chi se ne appropria superficialmente senza soffermarsi sul suo significato. In entrambi i casi si manifesta lo stesso equivoco: considerare l’arte come materia di contemplazione, offuscandola così nell’arbitrarietà di giudizio e relegandola ad un mondo dove regnano l’estro e l’istinto, la sensazione e la sensibilità. Una materia impalpabile, prodotto di un genio che, in realtà, non esiste. Le seguenti considerazioni ricostruiscono la genesi minima della nozione di arte, al fine di rivelare quella struttura che ci permetterà di leggere l’opera di Picasso come logica conseguenza della ricerca che Cezanne ha ereditato dalla figura di Monet, a sua volta debitore di Manet. Il significato originario della parola arte risiede nella capacità di fare una cosa, l’abilità di produrre un oggetto mediante il dominio di tecniche specifiche. Questa definizione nel corso dei secoli si è approfondita ed articolata, fino a trovare nel termine disciplina una casa più appropriata. Con disciplina intendiamo infatti un qualsiasi campo di conoscenza sufficientemente consolidato da aver sviluppato un proprio linguaggio peculiare, sia esso pratico o teorico; per quanto sicuramente la musica, la pittura o la scultura possano presentare questi caratteri bisogna sottolineare come gli stessi si riscontrino nell’agronomia, nella matematica, nella medicina… Tutti luoghi dell’arte, tutti universi dinamici ed in continua espansione, vincolati all’evoluzione della nostra società in quanto suo stesso riflesso. La loro condizione è contraddistinta da una costante vibrazione interna – dei microsismi generati dall’apporto quotidiano di ogni attore che si muove all’interno di un determinato campo disciplinare – che, in forma conscia o inconscia, lavora senza sosta per esplorarne i limiti, quest’ultimi intesi non come barriera – limes – ma come soglia – limen –, termine che suggerisce una azione precisa: la trasgressione. Una trasgressione che permetterà di allontanare di qualche metro l’irraggiungibile orizzonte della disciplina, ampliandone ulteriormente i suoi confini. L’evento eccezionale che muovendosi dalle sue viscere ne oltrepassa il limite attraverso azioni tangibili e soprattutto nominabili, prende il nome di arte, l’epicentro della scossa. Un palpito tanto determinante quanto effimero e, pertanto, carico di bellezza. La stessa fragilità investe la definizione di artista, un attributo che non può mai rappresentare un titolo permanente ma la celebrazione di un istante del proprio percorso professionale: l’istante in cui un Lucio Fontana carico di frustrazione squarcia per la prima volta una tela con un coltello, sbriciolando il muro tra pittura e scultura.