Il coraggio della verità – parte III

Daniele Panni

Ugo Mulas, L’attesa, 1964

La definizione dello spazio passa attraverso l’equilibrio di diverse componenti, le quali devono essere consapevolmente calibrate secondo differenti necessità. Innanzitutto la forma dello spazio deve rispondere alla utilitas vitruviana, ossia “che la costruzione risponda allo scopo, e ogni cosa sia messa al suo posto”; la precisione degli elementi che delimitano lo spazio, le proporzioni tra questi ed i loro rapporti reciproci, le misure, le distanze, possono essere fissate solo attraverso una costante ricerca che non può in alcun modo appoggiarsi a formule precostituite, esclusivamente dettate da regolamenti e normative che puntano ad una qualità minima. In secondo luogo, lo spazio è caratterizzato dai materiali. Il rivestimento risulta essere la componente principale di cui facciamo esperienza in uno spazio, investendo la maggior parte dei nostri sensi: al tatto può risultare liscio o ruvido, alla vista la sua superficie può essere lucida e riflettere la luce ovvero opaca e trattenerla, può sprigionare un particolare odore che colpisce l’olfatto, e al nostro udito può reagire attenuando, assorbendo o propagando l’onda sonora. Infine, questi materiali devono, necessariamente, essere sostenuti da un supporto adeguato a reggere il loro peso: le parti portanti in nessun modo possono essere riduttivamente considerate come “scatole” (quasi fossero dei pacchi da abbellire con differenti carte regalo a seconda della ricorrenza, o bucate liberamente e senza criterio per favorire l’ingresso di luce e aria), ma concorrono in maniera decisiva alla comprensione della struttura dello spazio e alla sua abitabilità. Solo la ricerca di un equilibrio tra queste componenti essenziali, lo studio dei rapporti tra di esse ed una loro onesta manifestazione può dar vita ad una autentica architettura; nel caso in cui uno di questi aspetti prenda il sopravvento (o se ne aggiungano altri a questi estranei), sarà compromessa la correttezza della risposta alla necessità abitativa. L’architetto deve dunque esercitare la parrēsia.

 

«La parrēsia è dunque il “dire tutto”: un tutto, però, vincolato alla verità: dire tutto della verità, non nascondere nulla della verità, dire la verità senza mascherarla in nessun modo. […] La parrēsia è dunque, in poche parole, il coraggio della verità di colui che parla e si assume il rischio di esprimere l’intera verità che ha in mente; ma è anche il coraggio dell’interlocutore che accetta di accogliere come vera la verità oltraggiosa da lui sentita.»

 

Michel Foucault, Il coraggio della verità, Feltrinelli, 2011