Il cantiere di Raffaello

Luca Montanarella

Pinacoteca Ambrosiana

Il cartone preparatorio per la Scuola di Atene (1505|1509) di Raffaello Sanzio dimora alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Un passato tormentato l’ha visto attraversare ripetutamente la frontiera con la Francia e soffrire la deturpazione della sua geometria di 804x285 cm, scomposta in centinaia di minuti fazzoletti per essere trasportato più agilmente, di cui porterà per sempre le cicatrici indelebili. Si tratta di un capolavoro unico ed indipendente, libero da ogni vincolo con l’affresco della Stanza della Segnatura e, per certi versi, ancor più straordinario. La composizione è ancora acerba e sarebbe cambiata ulteriormente prima di cristallizzarsi nell’affresco romano ma accoglie una vibrazione peculiare, figlia delle molteplici stratificazioni che trovano origine proprio nella sua natura intrinseca di strumento provvisorio al servizio di un’opera maggiore. Un lavoro ricco di interpretazioni vincolabili alla tecnica, alla rappresentazione ed al colore: da una parte l’equilibrata tensione delle masse nere e delle superfici bianche che muovendosi sul fondo oleoso della carta esplicitano il valore autonomo del chiaroscuro, svuotato dal significato dell’immagine, dall’altra la fragilità delle linee del carboncino che ricercano nervosamente i corretti profili di volti e corpi degli attori che abitano un paesaggio appena accennato, supporto minimo per il gesto dell’uomo e più vicino ad una spoglia scenografia teatrale che alla monumentale architettura idealizzata nell’affresco. Raffaello ci consegna inconsciamente una costruzione allo stesso tempo aperta e conclusa, dove un osservatore originariamente non contemplato è oggi invitato ad essere protagonista dell’opera riempiendo con la propria esperienza i suoi intervalli e completandone le forme incompiute all’interno di una struttura di grandi sfumature, di luci ed ombre, che ne disegnano i limiti suggerendo una lettura parallela dello spazio. Due anime contrapposte che godono di un maggior grado di libertà nel cartone preparatorio rispetto all’affresco in quanto il primo rappresenta ancora un cantiere, il laboratorio di un autore alla ricerca di una ambita ed irraggiungibile perfezione del proprio lavoro ma capace di offrire un accesso privilegiato ad uno spettatore autorizzato ad appropriarsene attivamente ed essere così parte di questa ricerca infinita, rivelando l’essenza dell’opera d’arte in quanto patrimonio della collettività.