Gli architetti e il mare/1. La partenza

Davide Fusari

Luigi Ghirri, Lido di Spina, 1974

Gli architetti e il mare. Relazione amata, cercata, difficile, ritrosa.

Nei paesaggi presso il mare si è cercata l’ispirazione.

Nei paesaggi presso il mare si è sfogata la frustrazione.

Presso il mare siamo rinati, ci siamo riposati, ci siamo incontrati.

Presso il mare ci siamo consumati, siamo stati inghiottiti dalle onde.

 

Alcune fotografie di Luigi Ghirri - specialmente quelle che ritraggono i lidi emiliano-romagnoli e l'"Italia in miniatura" nella serie Paesaggi italiani - mi hanno suggerito un viaggio attraverso l’Italia al mare sub specie architectonica. Un viaggio mentale, personale, pieno di lacune e di balzi e dedicato al solo secondo Novecento (1945-80).

 

Per questi giorni d’agosto, per “fare il bagno al largo, per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni”, in modo disimpegnato e senza reclami né giudizi, in perfetto stile balneare: altrove sarebbe necessaria una riflessione su come abbiamo costruito e sui relativi risvolti ambientali, sociali e culturali.

 

Il viaggio si suddivide in quattro contributi che percorrono in senso antiorario la penisola con incursioni sulle isole.

 

Partiamo!

 

Ospedaletti, Complesso di Capo Nero. Il profilo della machine à habiter di Luigi Carlo Daneri ridisegna potentemente lo spessore tra terra e mare.

 

Bergeggi, Torre del Mare. Le complesse geometrie di Mario Galvagni concretizzano il silenzio del mare in una “favola moderna” che prorompe dal declivio della costa.

 

Arenzano. Nell’immensità della pineta Luigi Caccia Dominioni, Anna Castelli, Ignazio Gardella, Vico Magistretti, Roberto Menghi, Gio Ponti, Marco Zanuso portano Milano al mare.

 

Framura, Case rosse. Aggrappate sulle pendici della costa e senza rinunciare al consueto rigore geometrico, le case di Vico Magistretti rivelano ad ogni sguardo nuovi scorci.

 

Sarzana, Locanda dell’Angelo. Lungo l’ultimo tratto del Magra, Vico Magistretti dispone una grande casa tra clichè figurativi della domesticità e inaspettate incursioni di materiali moderni.

 

Marina di Carrara, Condominio di via Venezia. Nella tranquilla serialità della fabbrica marittima, Edoardo Detti inserisce un parallelepipedo astratto lavorato volumetricamente. Da subito detto “Cremlino”.

 

Marina di Massa, Soggiorno marino Olivetti. Con un rigore quasi imprenditoriale ma che non ne sminuisce la sensibilità paesistica, Annibale Fiocchi dispone tra i pini un compatto organismo modernista.

 

Marina di Massa, Villa ai Ronchi. Memoria di composizioni loosiane, la villa di Aldo Rossi incastra spazi e compone bianchi volumi tra gli alberi della pineta.

 

Baratti, Case L’esagono e Saldarini. Le architetture organiche di Vittorio Giorgini popolano la pineta innestandovi costruzioni poligonali e creature zoomorfe, sperimentando scheletri in membrana isoelastica di rete e cemento.

 

Castiglioncello, Villa Cardon. Protesa sul porticciolo, la villa di Leonardo Ricci slancia verso il mare arditi vassoi abitabili.

 

Castiglione della Pescaia, Punta Ala. Ludovico Quaroni con una traccia reticolare, Ignazio Gardella con un segno deciso e calibrato, Walter di Salvo con geometrie organiche impostano i principi di un’urbanizzazione che, assecondando le curve di livello, si insinua nel paesaggio, strutturandolo.