Distopia

Daniele Panni

Anonimo, Città ideale, 1480-1490

Da lontano sembra un piccolo universo. Immerso nel buio, la si nota solo per la moltitudine di lampade che la costellano, senza peraltro illuminarla. Avvicinandosi dall’alto, si cominciano a distinguere edifici alti ricoperti di schermi pubblicitari, il cui alone lattiginoso si riverbera nella pioggia, che cade incessante. In prossimità del terreno, lasciato il traffico dei veicoli volanti, ci si immerge in una folla variopinta, rumorosa, eterogenea.

Questa è l’immagine della città del futuro proposta da scrittori e registi, dominata dalla tecnologia, dalla rapidità, dalla congestione.

Eppure ciò che sta accadendo sul nostro pianeta ci indica che la direzione corretta da seguire sia quella opposta, di una riscoperta della semplicità, della lentezza, della rarefazione.

La tecnologia ci aiuta, permettendoci di lavorare da remoto, così che gli uffici si svuotano, le città si alleggeriscono dal traffico pendolare, i marciapiedi vengono allestiti per poter continuare a godere della compagnia delle persone care, a cui abbiamo dovuto rinunciare durante la primavera.

Le strade si ripopolano di persone e non più di abitacoli mobili: in bicicletta, a piedi, in monopattino, ora ci si guarda nuovamente negli occhi mentre ci si incrocia sulla via.

La città riacquista la sua dimensione brulicante di vita, la sua scala umana, i suoi edifici accolgono nuovamente le attività e si adattano alle nuove abitudini, che dilatando gli spazi interpersonali modificano i rapporti tra il costruito e lo spazio aperto.

Nuove norme regolano la vita quotidiana, nuove e diverse sfide deve affrontare l’umanità, e lo spazio che la accoglie si adatta. Cominciamo ad abitare i luoghi diversamente, con maggiore attenzione: durante il confinamento ci siamo resi conto che ciò che consideravamo un rifugio temporaneo dove passare il poco tempo a disposizione è in realtà lo specchio del nostro mondo interiore. I grandi magazzini vicini ai nodi infrastrutturali, prima presi d’assalto durante i fine settimana, ora non ci attirano più. Al contrario, preferiamo riscoprire i luoghi più rappresentativi delle nostre città: i centri storici, le piazze, i monumenti, i teatri, i musei, i cinema, i caffè. L’energia delle attività umane ha da sempre animato questi spazi, la cui forma aperta ha saputo accogliere nel corso dei secoli le successive modificazioni della vita di comunità, dotandoli di senso.

Ora è il momento in cui ognuno di noi deve ripensare la città del futuro, abitando la propria città ideale.