Deserto grigio, deserto rosso

Luca Montanarella

San Francisco de Chiu Chiu

In una fuente de soda del quartiere di Las Condes, un amico cileno originario del nord suggerisce di esplorare i due piccoli paesi di Chiu Chiu e Caspana. Una volta abbandonato l’inverno di Santiago all’aeroporto di Calama ci si addentra in un deserto sconfinato e grigio, sotto la cupola perennemente turchese del cielo del Norte Grande. Chiu Chiu, raggiunta nella notte, sta già dormendo. Le strette strade di pietra sono vuote e l’unica fonte di luce appartiene ad una locanda che ospita un gruppo di minatori che lavorano nei dintorni. Il rifugio che ci accoglie ha il pavimento della stanza in terra cruda, un bovindo affacciato su un giardino di cactus ed un patio che illumina un piccolo soggiorno dove i mobili di legno si adagiano su un letto di ghiaia. La luce del mattino rivela il profilo del paese, avvolto in un deserto giallo. La chiesa di San Francisco, la più antica del Cile, sembra una balena spiaggiata: una grande massa bianca, farinosa e scavata da ombre profonde che si intromette tra la piazza con gli alberi dipinti di bianco e la rigogliosa discesa che porta al Río Loa, il fiume che ci accompagnerà durante tutto il viaggio. Seguendone per poche centinaia di metri la linea sinuosa si incontra la laguna Inca Coya, il cui perimetro perfettamente circolare è tanto sorprendente quanto il suo colore blu scuro che si staglia su un deserto che ha ormai raggiunto i toni dell’ocra. I successivi quaranta chilometri sono ambientati in uno spazio silenzioso, il cui orizzonte presenta variazioni al limite del percepibile. Una lieve ma costante inclinazione del terreno trascina il Río Loa in una gola dove Caspana giace tranquilla. Il paese si è appropriato di un’oasi protetta dal vento, trasformando le curve del paesaggio in geometria attraverso i bassi terrazzamenti di pietra sui quali si arrampicano le sue case dai tetti di paglia. Il massiccio campanile della chiesa di San Lucas, che abita il livello più alto del villaggio, rappresenta l’unica costruzione che raggiunge la minacciosa altezza di due piani. Attraversando una fitta successione di minuti terreni agricoli si raggiunge la valle, dove un vasto campo che abbraccia pochi asini anticipa le rive del fiume, ricoperte da quelle altissime piante andine chiamate amichevolmente colas de zorro. Arcuati ponti dalle dimensioni molto contenute permettono di raggiungere le coltivazioni orientali superando le acque del Río Loa che, a Caspana, sfidano le leggi della natura scorrendo dall’Oceano Pacifico in direzione delle Ande. Qui il deserto è rosso.