Come spieghereste il modo in cui vengono selezionati i materiali nelle vostre opere?

Bruno Vaerini

Negozio di Eugenio Lussana, Scanzorosciate, 1989

«Oggi vediamo architettura monocromatiche, asfittiche, senza ombre, dimentiche degli insegnamenti dei grandi maestri del passato. Non bisogna usare i materiali come addobbi, non possiamo sceglierli soltanto per il loro aspetto, dobbiamo conoscerli, possederli, apprezzarne la forza e la loro epidermica espressività. Sapersi appropriare dei materiali è fondamentale nel lavoro di un architetto. I materiali possiedono un'essenza scultorea, fanno si che un oggetto creato dall'uomo possa diventare un tessuto modellato dal vento. Penso alla ricchezza e alla forza di un marcapiano, che scandisce pause e ritmi in una facciata, come in uno spartito di musica. Penso alla potenza espressiva degli spessori, dei solchi, delle rientranze, delle sinuosità, degli spigoli, degli angoli vivi. L'architettura è arte, è scultura, è pittura, è poesia, è arte cinetica. Amplia la nostra comprensione della forma attraverso la poetica del movimento. È come se la materia, sottoposta ad una forza centrifuga, si possa fondere, modellare, plasmare e poi, ricompattandosi, diventare un nuovo corpo, che alla luce si smaterializza e diventa vivo. Questa sfida continua a stimolarmi e a portarmi in uno stato di totale coinvolgimento. Penso alla scultura di Michelangelo, dove il marmo diventa carne, dove le vene pulsano e il corpo virile trasuda la perfezione della scultura ellenica. La fredda pietra si trasforma, diventa leggerissima, diafana, ed esprime tutta la plasticità del movimento nella sua divina bellezza».