Quale edificio di un altro architetto vorreste aver realizzato? Perché?

Bruno Vaerini

Andrea Palladio, Pianta del tempietto di San Pietro in Montorio, 1570

«Ci sono molte opere che ammiro e venero. Il fatto che non sia stato io a realizzarle mi permette di poterle vivere, osservare, attraversarne la fisicità, possederle. Sempre mi nutrono e sempre mi emozionano. Ogni epoca ha prodotto dei grandi capolavori che non invecchiano mai, anche se sono il frutto di quel determinato clima culturale. Per questo non posso dire che avrei voluto realizzarle io. Ogni maestro ha il suo linguaggio, che determina la specificità di un'opera e deriva dal percorso culturale di ciascuno di loro. Non posso che cogliere questo insegnamento, senza stancarmi mai di guardare le architetture degli altri, anche perché il tempo permette di ricevere sempre risposte nuove. Mi piace cercare di individuare i riferimenti, le citazioni, le rivisitazioni perché un singolo edificio si nutre sempre di qualcosa che è venuto prima, che qualcuno ha già realizzato, disegnato, immaginato. Non parlo di copie o di assimilazioni dirette, ma della capacità dei grandi di interpretare gli insegnamenti altrui. Trovo che questa sia una lezione di umiltà e autenticità, perché ognuno di noi genera qualcosa di nuovo, ma sempre a partire dalle cose di cui si è nutrito».