Arte invadente

Caterina Pilar Palumbo

La discesa

È organica,
prepotente,
corporea,
incombente,
dinamica,
visionaria,
quasi fantascientifica.

La Discesa dello Spirito Santo di Somaini appare così, una scultura che esce dall’oculo di facciata e si appropria dell’edificio, ricucendo il fronte incompleto. Il lavoro si sviluppa partendo dalla massa, dalla carne modellata, dalla plasticità che deriva dall’erosione della materia. Da qui si nota la nascita di linee di forza dinamiche, percepibili solamente superando il primo violento impatto visivo dell’opera e della sua ombra, che inesorabile incombe e scivola verso i passanti.

Che cosa succede quando si delega l’arte a risolvere un problema architettonico?
Durante il progetto di restauro del 1972, diretto dall’architetto Bruno Cassinelli con la consulenza di Luigi Caccia Dominioni, si è deciso di affrontare il problema della facciata incompiuta accantonando definitivamente l’idea del completamento stilistico. La seduzione del non finito prevale e l’intervento architettonico conservativo si limita a mettere in evidenza le diverse tessiture murarie. Ora la regia passa all’artista, che con il suo approccio risolutivo ne dà una brutale interpretazione. L’opera d’arte tende ad assumere una propria indipendenza espressiva, lo spettatore ormai è catturato dalla colata di bronzo che si aggrappa alla facciata, è quasi infastidito, si chiede come possa quella scultura rappresentare una figura tanto eterea. L’ossimoro tra il palinsesto lapideo, la plasticità dell’opera e il significante è ormai compiuto, il progetto è stato risolto, la facciata è completa.